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Fine-art PDF Stampa E-mail

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Seppur in alcuni luoghi e popolazioni del globo la fotografia viene ancora vista con sospetto, difficile sarebbe immaginarsi la vita senza di essa.
Dalla sua nascita, la sua presenza ha sempre più preso importanza, accompagnando la società moderna in un epoca, in cui tutto o quasi è immagine.
Forse proprio per questo, che anche ognuno di noi possiede una fotocamera digitale o analogica che sia, per fermare il tempo nei momenti o luoghi che reputa importanti. Una sorte di seconda memoria, infallibile, a cui se ne demanda l’arduo compito di ricordare anche a distanza di tempo.
Difficile sarebbe immaginare quindi, le nostre giornate senza la fotografia. Ovunque cvolge il nostro sguardo c’è un’immagine.

La sua importanza, visto da un pounto di vista negativa è il suo abuso. A volte, le fa perdere valore. Quel valore che rischia di farle perdere proprio quella valenza a noi così cara. Il ricordo.
Sino a non molto tempo fa, la fotografia era un’inattaccabile prova, ma poi con l’uso dell’elaborazione digitale tutto può essere modificato, quasi a ricostruire un originale e trasformando con caratteri reali una nuova immagine. Inserimenti, eliminazioni, sostituzioni, correzioni cromatiche e una miriade di altre possibilità, hanno deturpato il grande valore della fotografia come documento.
Questo a parer mio è una grave perdita, perché anche il ricordo, può essere modificato. Si, perché a distanza di anni, o se l’immagine viene osservata da un interlocutore ignaro della sua costruzione, tutto ciò che vede lo assimila come reale. Grave e deviante per il concetto di realtà, ma di sicura creatività e utilità a scopi commerciali e comunicativi.
Ma tralasciando i lati positivi che tutti i giorni abbiamo sotto gli occhi, la mia domanda è - cosa ora può prendere il posto di quel documento che viveva nella fotografia?- Ad ora la mia risposta è nulla, se si esclude la mente umana, che sappiamo quanto sia comunque influenzabile e annebbiata a distanza di tempo.
La perdita dunque dell’uso dell’analogico per quello che è la velocità, la precisione e la manipolazione del digitale, io la vivo come un lutto. Sia chiaro, non della fotografia in genere, ma della prova tangibile di una realtà, della perdita della poesia, in quei “difetti” che la rendevano viva, e reale, di tutto ciò che era un sano e reale fatto davanti ai nostri occhi. Non vi erano distanze di spazio o di tempo che non ci facessero vivere l’immagine come un istante vivo. Una finestra temporale in cui attraverso gli occhi si viveva un momento distante.
Uso il digitale da molti anni, da subito dopo il suo ingresso, valutandolo insuperabile per lo scatto professionale, veloce, affidabile e sempre perfezionabile, ma ancora oggi per quanto riguarda lo scatto puramente artistico, vedo nella pellicola l’unica strada per una visione romantica del mondo. Una sorte di “impegno sociale” di voler restituire agli occhi di chi guarda le mie immagini, una verità assoluta, fatta di luce, tecnica per catturarla “nella scatola nera del tempo” (la fotocamera), di riprodurla nel modo più semplice possibile in camera oscura e di amore e sentimento per tutto ciò che fotografo. La vera foto è quella che lascia parlare il soggetto agli occhi di chi la osserva, senza interventi che ne modifichino anche un solo particolare.
La fotografia per me è una poesia fatta di “parole e a capo”, me che è scritta con la luce e le ombre. Nulla più.
Non vuole essere un rifiuto al progresso del mondo fotografico, ma solo una modo di vivere un arte che vivo ancora, come quella magia che conobbi in tenera età e che è oggi capace di donare un attimo di meraviglia a chi la osserva.

La fotografia fine-art, è la massima espressione per la creazione di un’immagine. A differenza dell’immagine commerciale che deve seguire specifiche di prodotto, di messaggio, … la fotografia artistica, ha come solo vincolo, il linguaggio del fotografo. Nessun vincolo che non sia la capacità tecnica per restituire ciò che di più profondo nasce nella mente e nel cuore del fotografo.

Una vera espressione, un urlo silenzioso che racchiude in se miriadi di sfumature, e dalle quali si può conoscere chi è il fotografo e ciò che comanda i suoi occhi nel cercare le “metafore visive” dei propri  sentimenti.
Per noi tutto questo è in bianco e nero e senza l’ausilio di nessun tipo di artificio informatico. Tutto nasce come un tempo su di una pellicola in bianco e nero e stampata in camera oscura, dove solo la capacità di re-interpretare manualmente con la luce, può migliorare l’immagine.


Il valore artistico ed economico di queste vere e proprie opere si racchiude proprio in tutto questo.

 

 
 
 
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